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9 Febbraio 2026
AGROALIMENTARE: BENE MOZIONE SU MODIFICA CODICE DOGANALE CHE LEGALIZZA FALSA EVOCAZIONE ORIGINE

“Bene la mozione presentata dalla presidente della commissione sviluppo del consiglio regionale, Brenda Barnini sulla revisione dell’articolo 60 del codice doganale che favorisce, che di fatto legalizza attraverso l’ultima lavorazione sostanziale, la falsa evocazione dell’origine danneggiando agricoltori e consumatori. La ringraziamo per aver raccolto la responsabilità di portare all’attenzione del consiglio regionale una battaglia che non è solo degli agricoltori ma di tutti i consumatori”: così Coldiretti Toscana commenta la notizia della presentazione della mozione che impegna la Giunta regionale ad intraprendere tutte le azioni necessarie presso le sedi istituzionali dell'Unione europea, anche attraverso il Comitato europeo delle Regioni, affinché sia avviata la procedura di modifica della disciplina sull'origine dal codice doganale.

Una richiesta che era partita da una precisa sollecitazione di Coldiretti in occasione di un recente incontro insieme alla Presidente del consiglio regionale, Stefania Saccardi. “L’auspicio è che questa battaglia, per il diritto alla trasparenza, diventi patrimonio di tutto il consiglio con un’approvazione all’unanimità confermando la Toscana, terra dei primati del cibo di qualità e dell’agricoltura biologica, in prima linea a difesa del reddito degli agricoltori e della salute dei cittadini”.

Secondo Coldiretti Toscana passa da qui, dalla modifica dell’articolo 60 del regolamento UE che oggi consente, per esempio ad un petto di pollo sudamericano di essere spacciato come italiano con una semplice panatura o la trasformazione in crocchette o alle cosce di pollo danesi o olandesi salate e stagionate nel nostro paese per essere esportate come prosciutti tricolori, per citare alcuni esempi, un pezzo importante della competitività delle imprese agricole e del contrasto alla concorrenza sleale.

Ma l’inganno del codice doganale vale anche per altri prodotti per i quali in Italia c’è l’obbligo dell’etichetta d’origine ma non in Europa, come la mozzarella che può essere fatta con latte tedesco o polacco, o addirittura con cagliata ucraina, e poi venduta sui mercati comunitari come Made in Italy, così come sughi preparati a partire da concentrato di pomodoro cinese, o la pasta fatta col grano canadese al glifosato. Un malcostume consentito dall’Unione Europea che si aggiunge a quello dei falsi prodotti italiani colpendo, seppur in misura diversa, tutti le specialità tricolori, a partire da quelli a Denominazione di origine.

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