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31 Ottobre 2023
TOSCANA ECONOMIA: CESANI (PRESIDENTE REGIONALE), PAGARE IL GIUSTO AGLI AGRICOLTORI E MAGGIORI TUTELE DEL MADE IN ITALY

Dall'effetto inflazione sul carrello della spesa alla legge sulle pratiche sleali, dal piano invasi per recuperare le acque meteoriche alle strategie per mitigare le conseguenze dei cambiamenti climatici, dalla preoccupazione per le speculazioni energetiche che mangiano suolo fertile al ricambio generazionale in agricoltura: sono alcuni degli spunti dell'intervista della Presidente regionale, Letizia Cesani al quotidiano "Il Tirreno" contenute nell'inserto "Toscana Economia" in edicola il 31 ottobre 2023.

 

 

Presidente, partiamo dai prezzi. Il carello della spesa è sempre più caro, ma ai produttori di cibo rimane poco? Come arginare quella che è una palese ingiustizia?

I prezzi al consumo sono in continua crescita, non così i prezzi riconosciuti ai produttori agricoli: c’è quindi evidentemente un disequilibrio nella filiera distributiva, talmente grave da sfiorare la speculazione. E’ normale, secondo voi, pagare agli allevatori 51 centesimi un litro di latte di qualità che sugli scaffali viene venduto ad oltre 2 euro? Lo stesso vale per il grano con cui si fa il pane, per la frutta e gli ortaggi che troviamo sugli scaffali dei supermercati e che sono il frutto spesso di contrattazioni a senso unico dove a fare il prezzo non è chi produce, chi ha faticato, chi ha innaffiato e concimato quella piantina che è poi diventata insalata, pomodoro o zucchina, ma chi vende. Possiamo provare ad intervenire applicando la legge contro le pratiche sleali fortemente voluta da Coldiretti, che mira proprio a contenere questi fenomeni e scoraggiare le speculazioni della distribuzione  ristabilendo proporzionalità e trasparenza nei vari passaggi commerciali così da poter garantire un giusto prezzo all’agricoltore, che non sia mai al di sotto dei costi di produzione e contemporaneamente tutelando il consumatore che potrà non dover rinunciare a una sana alimentazione quotidiana ricca di carne e pesce.

Carenza idrica, il problema affligge anche la Toscana. Quali sono i rimedi che proponete? Un progetto noi ce l’abbiamo ed è datato 2017 ancora prima che l’emergenza siccità diventasse una pericolosa costante. In Toscana, grazie al Governatore Giani, è operativo il tavolo sull’emergenza idrica che tra i suoi compiti ha proprio quello di snellire e semplificare il carico burocratico che oggi impedisce alle aziende di utilizzare gli oltre 16 mila laghetti che sono già esistenti o di realizzarne di nuovi. Abbiamo proposto una serie di modifiche alla legge 64/2009 e alla gestione delle rocce e delle terre da scavo. Noi dobbiamo recuperare almeno il 50% dell’acqua piovana per redistribuirla nel momento del bisogno. Contemporaneamente devono aumentare gli investimenti sulla ricerca e per diffondere le tecniche e la tecnologia dell’agricoltura precisione per ridurre l’impiego degli input produttivi e favorire economie di risparmio e sostenibilità.

Agrivoltaico, ovvero produrre energia e cibo insieme. Quali sono le opportunità e quali i rischi? 

Coldiretti ha una posizione chiara ed a favore della produzione di energie da fonti rinnovabili che contribuiscono a salvaguardare l’ambiente e favoriscono la riduzione dei costi di produzione dei ns agricoltori, ma la priorità è sempre quella di salvaguardare il consumo del suolo agricolo. In una Regione come la Toscana monitoriamo con preoccupazione la domanda di superfici agricole da destinare al cosiddetto agrivoltico perché temiamo che si realizzino  impianti di grandi dimensioni di tecnologie industriali camuffate da parchi agrivoltaici in quanto ci troviamo in una regione dove il pesaggio agrario risulta essere un asset strategico dell’economia regionale, pensiamo all’indotto dell’enoturismo, ecc., e temiamo che la totale mancanza normativa sull’individuazione delle aree dove collocare tali impianti potrebbe avere un impatto devastante sul paesaggio come lo conosciamo. Quindi in Toscana al momento, nella totale assenza di regola, vediamo più un rischio che un’opportunità. Siamo favorevoli invece a tutte le installazioni sulle coperture degli edifici esistenti o a terra in misura minima qualora fosse necessario per le necessità dell’impresa.

Tutela del made in Italy: come Coldiretti cosa chiedete al governo e all’Unione Europea? Coldiretti si impegna quotidianamente nel tenere alta l’attenzione sull’importanza che l’agroalimentare rappresenta per l’economia nazionale e regionale, e per la bilancia commerciale: con il record delle esportazioni di 61 miliardi nel 2022, si tratta di un settore fortemente orientato ai mercati esteri dove il successo dipende proprio dalla capacità di far conoscere in forma integrata i primati del Made in Italy. Dietro ogni prodotto alimentare 100% italiano c’è un territorio, una storia, una tradizione culturale, una abilità che bisogna sapere raccontare. Il nostro impregno con le istituzioni, da quelle nazionali a quelle europee è quello di mantenere un dialogo costante e costruttivo  sollecitando provvedimenti che vadano nella direzione di tutelare e promuovere i prodotti agroalimentari italiana attraverso provvedimenti che perseguano l’Italian sounding garantendo l’origine delle produzioni agricole e attraverso lo stanziamento di risorse per promuovere il vero prodotto agroalimentare italiano all’estero; vediamo quindi con favore il cosiddetto DDL del Made in Italy varato dal governo italiano lo scorso maggio e siamo in attesa, entro la fine dell’anno, nella riforma europea delle IG, che vede come relatore l’eurodeputato Paolo De Castro, che siamo certi sarà passo importante  per affermare un modello di qualità, tracciabilità e trasparenza dentro i confini dell’UE.

Formazione del personale: a che punto siamo? La formazione in agricoltura è sempre più strategica per garantire la continuità produttiva e qualitativa del nostro settore, si perché formazione significa professionalità e competenza, caratteristiche necessarie per ogni atto nei nostri processi produttivi: l’agricoltura è un mondo variegato che richiede molteplici figure: operai esperti nella cura delle piante e degli animali,  da tecnici esperti capaci di guidare le macchine sempre più tecnologicamente accessoriate, esperti in marketing. Purtroppo in ogni segmento della ns domanda di lavoratori questa rimane inevasa,  Molti passi in avanti sono stati fatti grazie anche al lavoro fatto con il Governo. Penso ai contratti di lavoro occasionali ottenuti proprio da Coldiretti rivolti a studenti, pensionati, percettori di Naspi ed altre categorie che garantiscono tutte le tutele dei contratti a tempo determinato e all’enorme lavoro di semplificazione attraverso la gestione autonoma nella presentazione delle domande con quote dedicate da parte delle associazioni di categoria che hanno sicuramente velocizzato una parte dell’iter; ma la carenza di manodopera, anche specializzata, è ormai endemica, crediamo quindi che insieme a una adeguata formazione ed adeguata retribuzione debba anche essere rafforzata una cultura del lavoro che non veda il lavoro agricolo solo come “braccia rubate all’agricoltura” ma come una professione gratificante e che incide sul future del pianeta e delle ns comunità.

Per quale motivo un giovane dovrebbe investire nell’agricoltura? I giovani non vanno convinti vanno appassionati. E per fortuna, nella nostra regione, questa passione non manca perché esiste una cultura sotterranea, contagiosa, che si trasmette in famiglia o si respira vivendo sul territorio. Tra il 2014 ed il 2022 oltre tre mila giovani hanno partecipato ai bandi del Piano di Sviluppo Rurale da cui sono nate oltre mille nuove aziende. Significa che non mancano i giovani, probabilmente mancano le risorse per sostenerli e facilitare l’accesso al capitale fondiario.

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