8 Febbraio 2022
BOLLETTE: CON RINCARI 75% TOSCANI COSTRETTI A TIRARE CINGHIA, MENO CARNE E DOLCI NEL CARRELLO DELLA SPESA. “RESISTONO” SOLO FRUTTA E VERDURA

Rincari alle stelle ed inflazioni svuotano il carrello della spesa e costringono i toscani a tirare la cinghia. Il 75% sarà costretto a rinunciare ad acquistare carne, pesce, vino, latte e formaggi e dolci. A dirlo è un sondaggio online di Coldiretti Toscana pubblicato sul sito www.toscana.coldiretti.it. Uno su cinque, circa il 20%, ha tolto la carne dal menù. Il 25% fare a meno invece di dolci, il 12% di vino ed altre bevande. A resistere sulle tavole sono frutta e verdura. “Il mix insostenibile dei rincari, dell’inflazione e delle speculazioni dai campo alla tavola che si è abbattuto con violenza sui prezzi ha un effetto depressivo sui consumi dei toscani ed ha già costretto molte famiglie a cambiare abitudini a tavola. – analizza Fabrizio Filippi, Presidente Coldiretti Toscana – Quello che emerge è uno stato di profonda difficoltà da parte di molte famiglie che si trovano oggi nella necessità di dover scegliere ed addirittura rinunciare ad un prodotto piuttosto che un altro per arrivare alla fine del mese”.

L’effetto rincaro e inflazione ha spinto più di un italiano su due ad adottare a casa soluzioni per salvare il cibo e recuperare quello che resta a tavola favorendo dal riuso degli avanzi alla lista della spesa “su misura”, dalla verifica della scadenza dei prodotti prima di metterli nel carrello alla preparazione di conserve casalinghe. “Nonostante un ritorno alla cucina degli avanzi in Toscana – ha ricordato Filippi si spreca molto: circa 400 milioni di euro all’anno di cibo finisce nella spazzatura”.

A soffrire, insieme ai consumatori, sono gli agricoltori costretti a lavorare in perdita. “Se i prezzi per le famiglie corrono i compensi riconosciuti agli agricoltori ed agli allevatori – sottolinea Filippi - non riescono neanche a coprire i costi di produzione con il balzo dei beni energetici che si trasferisce infatti a valanga sui bilanci delle imprese agricole strozzate da aumenti dei costi non compensati da prezzi di vendita adeguati. Molte imprese agricole – denuncia Filippi –  stanno vendendo sottocosto anche per effetto di pratiche sleali che scaricano sull’anello più debole della filiera gli oneri delle promozioni commerciali ed altre hanno addirittura deciso di ridurre le produzioni in attesa di momenti migliori. Per ogni euro speso dai consumatori per l’acquisto di alimenti meno di 15 centesimi vanno a remunerare il prodotto agricolo”.

Con l’avvio delle operazioni colturali gli agricoltori – spiega Coldiretti – sono stati costretti ad affrontare rincari dei prezzi fino al 50% per il gasolio necessario per le attività che comprendono l’estirpatura, la rullatura, la semina e la concimazione. Inoltre – continua Coldiretti – l’impennata del costo del gas, utilizzato nel processo di produzione dei fertilizzanti, ha fatto schizzare verso l’alto i prezzi dei concimi, con l’urea passata da 350 euro a 850 euro a tonnellata (+143%). L’aumento dei costi energetici riguarda anche il riscaldamento delle serre per fiori e ortaggi ma ad aumentare sono pure i costi per la pesca, con la flotta nazionale costretta rimanere in banchina. “Serve un deciso intervento per contenere la bolletta energetica nelle campagne e garantire continuità della produzione agricola – conclude il presidente di Coldiretti Toscana - nel precisare che occorre anche “responsabilità da parte dell’intera filiera alimentare con accordi tra agricoltura, industria e distribuzione per garantire una più equa ripartizione del valore per salvare aziende agricole e stalle”.

 

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