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9 Luglio 2010
Cereali, nasce la società di trading degli agricoltori

Per combattere le speculazioni e garantire l’origine del grano impiegato nella pasta e nel pane italiano è stata costituita la più grande società di europea di trading dei cereali di proprietà degli agricoltori.
La nuova società avrà il compito di gestire oltre 20 milioni di quintali di prodotto tra grano duro destinato alla produzione di pasta, grano tenero per il pane, girasole e soia, esclusivamente di origine italiana e garantiti non ogm.
La società denominata “Filiera Agricola Italiana” è partecipata da 18 Consorzi Agrari, tra i quali il Consorzio Agrario di Siena-Arezzo e il Consorzio Agrario della Maremma, 4 cooperative, 2 organizzazioni dei produttori, una società di servizi di Legacoop e Consorzi Agrari d’Italia ed avrà il compito di gestire la contrattualistica nella coltivazione e nella commercializzazione dei seminativi prodotti in tutto il paese. Si tratta di una iniziativa per salvare la produzione Made in Italy di pane e pasta dove si stima che almeno un pacchetto su tre sia fatto con grano importato senza alcuna indicazione in etichetta.
L’obiettivo della società è quello di combattere le speculazioni che hanno portato il prezzo del grano negli ultimi tre anni ad oscillazioni del 200 per cento, con effetti sui cittadini e sulle imprese agricole che rischiano oggi di chiudere, con il pericoloso abbandono di terre fertili che mette in forse per il futuro scorte alimentari strategiche.
Il prezzo del pane ha continuato ininterrottamente ad aumentare anche nel primo trimestre 2010 del 2,1 per cento nonostante si sia verificato una crollo del prezzo del grano tenero del 7,1 per cento nello stesso arco di tempo. Oggi un chilo di grano è venduto su valori simili a quelli di venti anni fa, al prezzo di circa 16 centesimi mentre un chilo di pane è acquistato dai cittadini a valori variabili attorno ai 2,65 euro al chilo, con un ricarico del 1500 per cento
C’è margine da recuperare per garantire una giusto compenso agli agricoltori ed evitare la scomparsa delle coltivazioni di grano duro Made in Italy con interventi per garantire una maggiore trasparenza di filiera a partire dall’obbligo di indicare in etichetta l’origine del grano impiegato ed evitare che venga spacciato come italiano quello importato da Turchia, Kazakistan o altri paesi.

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