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2 Novembre 2022
CIBO: SPRECHI E RINCARI, LA DOGGY BAG NON E’ PIU’ UN TABU’ PER I TOSCANI

La doggy bag non è più un tabù per i toscani. 4 su 10 portano a casa gli avanzi dal ristorante o la bottiglia di vino non finita. Con il taglio del potere di acquisto determinato dalla spinta dei rincari energetici e la necessità di ridurre gli sprechi sono in crescita coloro che fanno ricorso alla cosiddetta doggy bag, il contenitore per recuperare il cibo non consumato ed evitare così che venga buttato. E’ quanto emerge da una indagine Coldiretti/Ixe’ secondo cui il numero delle persone che non lascia gli avanzi nel piatto quando va a mangiare fuori è, infatti, praticamente raddoppiato rispetto a 10 anni fa.

Con l’inflazione che ha raggiunto livelli record, – rileva Coldiretti Toscana - per molte famiglie è diventato indispensabile ridurre al massimo gli sprechi. Una situazione che costringe così sempre più persone a superare l’imbarazzo e chiedere di portare via quanto rimasto sul piatto per consumarlo successivamente tra le mura domestiche. Dall’analisi Coldiretti/Ixè si evidenzia però che il 17% la richiede solo raramente mentre il 12% degli italiani ritiene che sia da maleducati, da poveracci e volgare o si vergogna comunque a richiederla. Infine c’è anche un 22% degli italiani non lascia alcun avanzo quando va a mangiare fuori mentre il resto non li chiede perché non sa che farsene.

La doggy bag è spinta anche da una nuova sensibilità verso la riduzione degli sprechi alimentari, oggi resa tanto più necessaria dalla crisi economica, adottando strategie che vanno dal ritorno in cucina degli avanzi ad una maggiore attenzione alla data di scadenza, fino alla spesa a chilometri zero dal campo alla tavola con prodotti più freschi che durano di più secondo l’indagine Coldiretti/Ixe’. Di fronte a questa nuova esigenza – riferisce Coldiretti Toscana – la ristorazione si attrezza e in un numero crescente di esercizi, per evitare imbarazzi, si chiede riservatamente al cliente se desidera portare a casa il cibo o anche le bottiglie di vino non finite e si mettono a disposizione confezioni o vaschette ad hoc.  Un servizio nei confronti del cliente che ha un costo per ristoranti e agriturismi considerato i rincari che devono affrontare dall’energia alla carta da asporto con le buste per il confezionamento e la conservazione degli alimenti che cominciano addirittura a mancare.

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