55 Views

2 Luglio 2026
FANCY FOOD: ITALIAN SOUNDING E DAZI BRUCIANO OLTRE 2 MILIARDI AL MADE IN TUSCANY NEGLI USA

Italian sounding, codice doganale e dazi sono costati oltre 2 miliardi di euro al Made in Tuscany a tavola nel 2025 negli Stati Uniti. Tra i prodotti più colpiti ci sono vino e olio che da soli rappresentano il 90% delle esportazioni verso il mercato americano che resta, nonostante la franata (-25%), il principale sbocco per l’agroalimentare toscano con 860 milioni di valore di export lo scorso anno. E’ quanto emerge da un'analisi di Coldiretti Toscana diffusa in occasione del Summer Fancy Food che si è appena chiuso a New York.

Ed è proprio nel contesto della principale manifestazione fieristica americana dedicata al cibo e alle bevande che Coldiretti è tornata a denunciare lo scandalo dell’italian sounding, sia nella sua versione più evidente, con i prodotti taroccati che evocano la toscanità, sia in quella più subdola, con le manipolazioni permesse dalla normativa europea che fa diventare italiano un prodotto che non lo è. Un fenomeno largamente diffuso oltre oceano che la politica protezionistica del Governo Trump ha ulteriormente favorito togliendo spazio, mercati ed opportunità alle aziende agricole toscane. Tra i prodotti oggetto di imitazioni, contraffazioni o attività illegali in cui ci si può imbattere sugli scaffali ci sono bottiglie vini californiani che evocano il Chianti, il salame “Toscano”, il Tuscany Olive Oil” e decine di altri prodotti che non hanno alcun legame fisico o produttivo con la Toscana.

Per quanto riguarda invece l'inganno del codice doganale, ovvero il meccanismo europeo che consente ad un ingrediente straniero lavorato, nel nostro caso, in Italia di diventare tricolore, l'esempio simbolo è rappresentato dalle cosce di maiali olandesi o tedeschi: qui è sufficiente una semplice salatura per poterlo vendere, sui mercati nazionali ed internazionali, come prosciutti italiani. Altro esempio emblematico è il triplo concentrato di pomodoro cinese al quale viene aggiunta acqua per trasformarlo in passata tricolore, o l’olio tricolore – si fa per dire - ottenuto da olive tunisine grazie agli inganni permessi dalla norma sul traffico di perfezionamento attivo. Fino al latte tedesco o polacco usati per fare mozzarella con la bandiera bianca, rossa e verde sulla confezione.

A fare da contraltare alla vetrina dei Fake Food in mostra al salone, sono le eccellenze 100% italiane riunite sotto il cappello de "I campioni del cibo sano" ed accompagnate dallo slogan la prevenzione inizia con il cibo naturale e l'agricoltura in contrapposizione al proliferare dei cibi ultra formulati che attaccano la salute soprattutto dei più giovani. Un messaggio portato nella Grande Mela dai cuochi contadini di Campagna Amica, autentici ambasciatori della cucina italiana fresca del riconoscimento Unesco, come Francesca Buonagurelli da Barga, in provincia di Lucca, che ha preparato per i visitatori alcuni dei piatti della tradizione tricolore più famosi. La cucina italiana gode di un alto gradimento negli Stati Uniti: 7 su 10 la promuovono, anche se non sempre ricette e, soprattutto, ingredienti sono all’altezza della tradizione culinaria Made in Italy.

GUARDA IL SERVIZIO DEL TGR TOSCANA

Tra i nostri connazionali che hanno avuto occasione di mangiare in ristoranti italiani negli States o che si presentavano come tali, il 69% esprime infatti una valutazione positiva o almeno sufficiente della qualità della cucina proposta: l’11% la considera ottima, il 28% buona e il 30% sufficiente. Le valutazioni negative risultano più contenute, con il 21% che la giudica scarsa e appena il 5% pessima mentre un’analoga percentuale non si pronuncia. Quando vengono individuati dei difetti nella cucina italiana proposta all'estero, le critiche riguardano soprattutto la distanza dalle ricette originali (29%), l'utilizzo di imitazioni dei prodotti italiani (28%) e l'impiego di ingredienti considerati di qualità inferiore (25%). Più limitato, invece, il peso attribuito agli stereotipi sull'italianità di locali e ristoranti (18%).

Sei favorevole a indicare l’origine degli alimenti nei menu di ristoranti e pizzerie?

Tesseramento 2026

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi