30 Gennaio 2008
LATTE OVINO: ANCORA NULLA DI FATTO

Ancora un nulla di fatto: la  trattativa per la definizione dell’accordo di filiera sul prezzo del latte ovino,  dunque, prosegue. L’incontro dello scorso 23 gennaio infatti  non ha portato il risultato sperato dagli allevatori che, da tempo, reclamano una giusta remunerazione del prodotto conferito ai caseifici toscani. Dai rappresentanti degli industriali, che, dopo diverse defezioni, hanno partecipato al confronto, è arrivata una proposta, giudicata poco soddisfacente da Coldiretti Toscana e dai rappresentanti del mondo agricolo. La sostanziale riconferma del prezzo riconosciuto nel  2007 ed un sovrapprezzo di 2,5 centesimi al litro per il latte che vanta un contenuto di grassi e proteine superiore alla media non basta. Lo ha ribadito Fausto Ligas, presidente di Coldiretti Siena e coordinatore del gruppo zootecnico nato all’interno dell’organizzazione regionale. “Questa offerta – ha detto -  è del tutto fuori mercato. In Lazio e in Sardegna, regioni di riferimento per le produzioni ovine, sono stati contrattati aumenti che vanno da 7 a 15 centesimi al litro. Il prezzo offerto non copre assolutamente l’enorme aumento dei costi di produzione registrati nell’ultimo anno e che, se non adeguatamente remuneranti, rischiano di mettere in difficoltà tutto il settore ovicaprino regionale. E’ necessario arrivare quanto prima alla definizione di un accordo, che comprenda anche la revisione del valore del prodotto, perché riteniamo ingiusto e improponibile scaricare ancora una volta solo sugli allevatori la lievitazione dei costi che invece dovrebbero essere spalmati sull’intera filiera”, ha concluso Ligas annunciando che le parti si sono date un nuovo  appuntamento per i primi di febbraio. “Ci auguriamo che si riesca finalmente di chiudere la lunga ed estenuante trattativa con una soluzione che tenga conto anche delle esigenze delle imprese agricole. E’ indispensabile per fermare l’emorragia che, da anni, colpisce il settore, dove si registra un continuo calo delle aziende e della consistenza degli allevamenti, e per placare la rabbia degli imprenditori, che non vedono riconosciuti gli importanti sforzi economici e professionali sostenuti”.

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