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1 Dicembre 2022
SUOLO: DIMEZZATI PRATI, PASCOLI E ORTI FAMILIARI IN DIECI ANNI

Il consumo di suolo, il fenomeno dell’abbandono delle campagne esasperato dalla presenza degli ungulati e dei predatori ed i bassi compensi riconosciuti agli agricoltori hanno già contributo alla perdita di 105 mila quintali di prodotti agricoli che avrebbero potuto essere coltivati e raccolti. La progressiva ed inesorabile trasformazione del territorio regionale e la conseguente perdita di suolo agricolo e naturale a favore di case, capannoni e superfici artificiali in generale, unito al fenomeno della frammentazione fondiaria hanno causato un progressivo e pericoloso ridimensionamento della presenza delle attività agricole sopratutto nei territori montani e collinari. Una “fuga” che ha portato alla forte riduzione delle superfici destinate a prati e pascoli (-53,4%) negli ultimi dieci anni ed insieme delle zootecnia ma anche degli orti familiari (-53,4%), che hanno rappresentato una fonte di autoconsumo fondamentale per decenni, e delle coltivazioni legnose agrarie (-15,7%). A dirlo è Coldiretti Toscana sulla base dell’elaborazione dei dati Ispra sul consumo del suolo e dell’Irpef. “Dobbiamo invertire una tendenza molto pericolosa e rimettere l’agricoltura con la produzione di cibo e la salvaguardia del territorio al centro del sistema paese. – spiega Fabrizio Filippi, Presidente Coldiretti Toscana - La presenza delle aziende agricole garantisce una costante e vitale attività di manutenzione contro il dissesto idrogeologico e l’erosione ma anche contro gli incendi innescati dagli effetti dei cambiamenti climatici. L’ultima generazione è responsabile della perdita in Italia di oltre ¼ della terra coltivata per colpa della cementificazione e dell’abbandono provocati da un modello di sviluppo sbagliato che ha ridotto in maniera purtroppo irreversibile la superficie agricola utilizzabile”.

Gli ettari destinati ad uso agricolo si sono ulteriormente ridotti tra il 2012 ed il 2020 nella nostra regione di circa 600 ettari così come le superfici naturali per circa 2.600 ettari mentre, al contrario, hanno continuato ad espandersi le aree urbane con un incremento di 3.270 ettari secondo l’Ispra per un totale di suolo consumato di 141 mila ettari pari al 6,17% dell’intera superficie regionale. La perdita di suolo agricolo, destinato quindi all’attività primaria, ha subito una preoccupante accelerazione tra il 2012 ed il 2020 nonostante la legge regionale approvata 65/2014. La maggiore riduzione stimata ha riguardato i terreni in pianura e principalmente terreni destinati a seminativi con 64 mila quintali e le foraggere con 26 mila quintali che insieme rappresentano l’86% del totale di tutte le colture analizzate potenziali che comprendono anche vigneti, oliveti e frutteti. Dati che confermano l’inarrestabile contrazione delle superfici destinate alla produzione di grano, mais, girasoli di cui oggi siamo fortemente deficitari e che l’industria ha preferito in nome del profitto acquistare all’estero piuttosto che riconoscere compensi adeguati agli agricoltori.

Coldiretti Toscana torna a ribadire la necessità di “accelerare sull’approvazione della legge sul consumo di suolo, ormai da alcuni anni ferma in Parlamento, che potrebbe dotare l’Italia di uno strumento all’avanguardia per la protezione del suo territorio. Una esigenza che si estende a livello comunitario dove la task force, formata da ACLI, Coldiretti, FAI, INU, Legambiente, LIPU, Slow Food e WWF e altre 500 associazioni promotrici di “People4Soil” che hanno aderito al network europeo (www.salvailsuolo.it), ha lanciato un appello rivolto alla Commissione Europea, che fa riferimento all’obiettivo delle Nazioni Unite di fermare il degrado di suolo a livello globale entro il 2030. “Consumo di suolo ed abbandono colturale, ed in particolare dei territori marginali a causa dell’emergenza ungulati e dei bassi compensi riconosciuti agli agricoltori devono imporre al nostro paese un cambio di rotta nell’approccio alla tutela della risorsa suolo. Approccio che oggi è totalmente insufficiente se vogliamo ridurre la nostra dipendenza dall’estero e difendere le comunità dai rischi climatici con l’89% dei comuni toscani che si trova in zone a rischio alluvione o frane”.

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