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5 Aprile 2023
VINITALY: VERMENTINO TOSCANO E VERNACCIA TRA I VINI SOVRANISTI MA LE MINACCE A PRIMATI SONO TANTE

Il Vermentino toscano e la Vernaccia di San Gimignano guidano la svolta patriottica del bicchiere. Sono tra i vini autoctoni più venduti in Italia con un incremento in valore del +9,9% del Vermentino e del 3,3% della Vernaccia. E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti Toscana che nel proprio stand al Vinitaly ha esposto le bottiglie dei 15 vini che sono cresciuti maggiormente nei consumi, sulla base dei dati Circana.

I due vini toscani si piazzano nella top15 delle varietà nazionali più in crescita nel nostro paese. Il vermentino toscano – insieme al vermentino di Sardegna e Liguria - si piazza nella classifica di Coldiretti al terzo posto mentre la Vernaccia al sesto posto. Al primo posto troviamo Ribolla seguita dal Muller Thurgau del Trentino Alto Adige al secondo. Il successo dei vini autoctoni – continua Coldiretti Toscana – è in netta controtendenza rispetto all’andamento complessivo delle vendite di vino che nell’ultimo anno fanno segnare in media una frenata del -1,8% in valore, secondo l’analisi Coldiretti su dati Circana, con una sostanziale tenuta soprattutto degli spumanti che mettono a segno un -0,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Ma a minacciare i primati della viticoltura tricolore e delle 12 mila aziende regionali che producono vino, prodotto che contribuisce ad un terzo del valore aggiunto regionale, sono i ripetuti blitz comunitari che penalizzano il settore come il via libera concesso all’Irlanda ad adottare un’etichetta per vino, birra e liquori con avvertenze “terroristiche”. Minacce che Coldiretti ha esposto al Vinitaly raccogliendo, in giro per il mondo, gli orrori che escono dalle più improbabili cantine che continuano purtroppo a scippare fette di mercato ai produttori che investono sulla qualità e sulla sostenibilità. Le proposte improbabili spaziano dal falsi Chianti prodotti in California al wine kit per produrre, partendo da una polverina, il vino di Montepulciano in casa fino alle etichette ingannevoli che richiamano in etichetta i vini di successo come nel recente caso del Bolgarè bulgaro che il Tribunale dell’Unione Europea ha finalmente vietato.

“Il futuro dell’agricoltura toscana, italiana ed anche europea dipende dalla capacità di promuovere e tutelare le distintività territoriali che sono state la chiave del successo nel settore del vino dove hanno trovato la massima esaltazione. – spiega Fabrizio Filippi, Presidente Coldiretti Toscana - Il vino è un patrimonio del Made in Italy che va valorizzato e difeso anche a livello internazionale contro allarmismi e campagne di paura che non hanno senso se si opta per un consumo responsabile e di qualità. Il giusto impegno dell’Unione per tutelare la salute dei cittadini non può tradursi in decisioni semplicistiche che rischiano di criminalizzare ingiustamente singoli prodotti indipendentemente dalle quantità consumate”.

Ma il vino Made in Italy – spiega Coldiretti Toscana – deve affrontare anche altri attacchi. Un esempio è la scelta della Ue di autorizzare nell’ambito delle pratiche enologiche l’eliminazione totale o parziale dell’alcol anche nei vini a denominazione di origine. In questo modo viene permesso ancora di chiamare vino un prodotto – sottolinea la Coldiretti – in cui sono state del tutto compromesse le caratteristiche di naturalità per effetto di trattamento invasivo che interviene nel secolare processo di trasformazione dell’uva in mosto e quindi in vino. Ma tra le pratiche discutibili c’è anche lo zuccheraggio del vino – spiega Coldiretti Toscana – che è ad esempio permesso nell’Unione Europea ad eccezione di Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Cipro, Malta e in alcune aree della Francia che rappresentano però circa l’80% della produzione comunitaria. Negli Stati Uniti – riferisce Coldiretti Toscana – è addirittura consentita l’aggiunta di acqua al mosto per diminuire la percentuale di zuccheri secondo una pratica considerata una vera e propria adulterazione in Italia. Miscele di vini da tavola bianchi e rossi per produrre un “finto rosè” vietate in Europa sono possibili invece in Nuova Zelanda e in Australia. L’Unione Europea però – continua  Coldiretti Toscana – ha dato il via libera anche al vino senza uva con l’autorizzazione alla produzione e commercializzazioni di vini ottenuti dalla fermentazione di frutti diversi dall’uva come lamponi e ribes molto diffusi nei Paesi dell’Est.

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